giovedì 8 agosto 2013

talk baby talk - day 9, 10, 11

causa avverse condizioni climatiche, con booster siamo passate dal running al walking, e dal walking al talking. è una pratica inspiegabilmente non riconosciuta come attività sportiva, che consiste nel fare qualche metro trotterellando, rendersi conto che non ce la si può fare, optare per la camminata veloce, rallentare progressivamente e iniziare a raccontarsi gli ultimi pettegolezzi sulla strana coppia che ha appena traslocato nel palazzo d'angolo. di questo passo, a ottobre, più che alla deejayten, ci iscriveremo alla radioserva-e-poi-hai-saputo-che.
io oltretutto ho i crampi, che fa molto sportivo serio. prima che qualche anima bella mi scriva tutta una serie di mail ispirate su stretching e riscaldamento, vorrei chiarire che ho i crampi da ferma: mi vengono  a casa mentre mi preparo il caffè, o dopo aver steso il bucato, o mentre riguardo the it crowd o black books, che mi mancano tanto (pare che io abbia un debole per le serie ambientate a londra con protagonista un irlandese). non so se avete un programma di stretching da fare prima di preparare la moka, in caso lo aspetto con trepidazione.
comunque non ci limitiamo a spettegolare, durante i nostri cinque chilometri di ex run ex walk ora talk baby talk. io elargisco ricette per pasta zucchine e filetti di sgombro, lei mi racconta di quando in quella strada a destra non osavano entrarci nemmeno le macchine della polizia (booster è autoctona del quartiere-paese, io sono arrivata pochi anni fa, quando già aveva iniziato ad assomigliare a un posto più o meno civilizzato), insieme osserviamo l'umanità varia che ci circonda.
è un'umanità da borgata stanziale, mista ai nuovi complessi residenziali per professionisti, con una percentuale di immigrati altissima. un'umanità molto umana. un'umanità letteraria, a cui non devono aver detto che pasolini è morto, perché a volte sembra di girare per le baracche del dopoguerra del tiburtino; un'umanità cinematografica, qui dove per cinema si intende scola, in cui c'eravamo tanto amati riesce a fondersi con la terrazza; un'umanità in cui alla fine del mese o non ci si è arrivati mai o ci si arriva sempre e comunque, perché le vie di mezzo non sono contemplate. e noi la tagliamo per cinque chilometri ogni volta, come in un lunghissimo piano sequenza, come se non ne facessimo parte, come se fossimo i narratori onniscienti di quella che invece non è altro che una collettiva autobiografia.

lunedì 5 agosto 2013

cinopoli

il dio anubi e io osserviamo le piante in terrazzo. alle piante non piace moltissimo essere avvicinate dal dio anubi, ho l'impressione che lo identifichino un po' col triste mietitore di discworld, ma le ho rassicurate: anubi dalle sue parti è disoccupato da quando gli è stato preferito il tipo solare con la moglie disinvolta, e si limita a passare le giornate da me giocando a carte con l'elefantino viola e discutendo telepaticamente di filosofia col bastone della pioggia e con l'albero di natale nano. il giorno che vedranno avvicinarsi una pianta in vaso con un mantello nero, una falce appoggiata a un ramo, che parla in maiuscoletto, beh, quello sarà il momento di preoccuparsi.
il cactus antenna sta facendo i carciofi (avete presente quei cactus che fanno i fiori molto raramente, tipo due volte in quindici anni, ma quando li fanno sono bellissimi, di una bellezza sconvolgente e travolgente e indimenticabile? ecco, il cactus antenna fa i fiori molto raramente, tipo questa è la seconda volta in quindici anni, e sembrano carciofi di quelli che te li vendono a 0.29 l'uno ma a trattare te li regalano pure, basta che te li porti via); la fragolina aliena imperialista ha emesso uno spunzone rosa, che si aggira per il terrazzo con aria perplessa, tipo, ma siamo sicuri che vogliamo invadere un pianeta così dannatamente caldo?; gerundio presente e participio presente, i gerani, tengono botta; ma sono un po' preoccupata per le belle di notte. 
bocca di rosa e via del campo hanno un'aria seccatissima; crêuza e de mä le guardano con la tipica espressione, non fidarti mai di chi ha più di trenta mesi; non al denaro cresce bene, non all'amore anche, né al cielo invece sembra un po' demotivata; quando in anticipo e sul tuo stupore vanno travasate, del nostro amore fa i capricci, verranno a chiederti ha un'aria estenuata. informo anubi che per oggi sono previsti 44 gradi di temperatura percepita, e aggiungo, canicola, in un tono più da blasfemia che da previsioni del tempo. anubi assume un'espressione soddisfatta, tipo, io vengo da posti ben più torridi, in questo caldo ci sguazzo. poi scendo a controllare la posta, e quando guardo in su lo vedo sul terrazzo che agita il bastone della pioggia. 

giovedì 1 agosto 2013

get back

ho chiesto a un esperto del settore perché da me gli uomini prima o poi tornano sempre (qualsiasi ruolo abbiano interpretato precedentemente, da amico a ex a poteva essere non è stato ma forse sarà), mentre da tutte le altre donne che conosco non tornano mai. l'esperto del settore mi ha risposto che prima o poi tutti ripensiamo al passato tipo rob fleming; però tornare nella vita di una persona in genere comporta casini, scenate e scazzi del tipo, dove diamine sei stato negli ultimi sette anni e come osi tornare adesso. tornare nella mia no, perché non mi disegnano così: o vi ignoro, o riprendo a chiacchierare da dove eravamo rimasti. l'esperto del settore peraltro è esperto del settore in quanto latitante per un buon numero di anni, e ricomparso all'improvviso dal nulla perché - inserire una motivazione apparentemente valida ma chiaramente incompleta a caso.
in effetti potete scomparire e ricomparire quando vi pare, tanto io faccio lo stesso. solo, io lo so che non si torna nella vita di una persona perché si stava leggendo un libro o guardando un film o bevendo del limoncello e ci è venuta in mente quella persona lì. a me vengono in mente un sacco di persone, in continuazione, qualsiasi cosa faccia, e poi dopo due secondi me le scordo di nuovo. è come con i sogni, che quando sogni qualcuno il significato del sogno con quella persona non c'entra assolutamente niente, dipende da cosa rappresenta, ma è solo un simbolo, non è davvero lei.
ecco, quando tornate nella mia vita, io credo che di me non ve ne importi più di tanto. credo che vi siate persi per strada un pezzo di voi, credo che qualcosa vi stia sbilanciando, credo che abbiate necessità di disordine nel troppo ordine, di irresponsabilità nell'irreprensibilità, di caos nella programmazione. a me va benissimo: non esistere è comodo e deresponsabilizzante. basta saperlo. che io lo so, che non esisto. è se non lo sapete voi, che poi vi incasinate ancora di più. 

lunedì 29 luglio 2013

lana di roccia

dice la pecora-drago, il segreto è la lana. dice, guarda me, coperta di lana, ma sto benissimo, mica sbarello per il caldo come te. torno a casa e trovo gatto che dorme su una coperta di lana. quando fanno così mi viene sempre il dubbio che si siano messi d'accordo, tipo, facciamole credere che fanno quaranta gradi e lei deve andare in giro avvolta in un plaid; stupida com'è, capace che lo fa.
peraltro gatto sta facendo la rivisitazione estiva di un due tre stella. i gatti sono abilissimi a un due tre stella, sono sul tavolo della cucina, immobili, ti volti un secondo, e te li ritrovi in corridoio, immobili, chiudi gli occhi un attimo e riappaiono sul divano, immobili. la versione estiva è uguale, solo che si gioca da sdraiati, pancia all'aria e aria sofferente: stanno stremati sulle piastrelle del bagno, immobili, ti volti un attimo e poi li ritrovi nel lavandino della cucina, immobili, chiudi gli occhi e riappaiono accanto alla finestra a pancia all'aria, immobili. ricordano un po' le statue a forma di angeli del doctor who, che in realtà erano cattivissimi alieni che si spostavano quando non guardavi, e se ti toccavano ti spedivano in un'altra epoca (blink, 3x10; non solo fa paurissima ma è anche un doctor-lite, e non dovrebbero essere consentiti i doctor-lite quando si tratta del decimo dottore). comunque, gatto, se lo tocchi in un momento in cui è girato, non ti spedisce in un'altra epoca. solo in un ospedale.
(pronto soccorso oftalmico. triage.
- scusi, non ho capito, chi è che le ha tirato un pugno in un occhio? un matto?
- un gatto.
- un gat...
- ...to.
- gatto?
- gatto. felis silvestris catus. anche detto felis domesticus. beh, domesticus si fa per dire.
- ah, ok, le ha tirato una zampata.
- pugno.
- un pu...
- ...gno.
- che tip...?
- un diretto.
- un gatto?
- gatto.
- un diretto?
- diretto.
- in un occhio?
- occhio.
- ...
- ...
- e... ehm... perché?
- presumo ci si trovi più a suo agio che col gancio, e col montante avrà problemi anatomici, che ne so.
- certo. giusto. sì.).
comunque non lo faccio, non esco col plaid. vado in giro con pantaloni di lino arancioni e canottierina di cotone grigia. non posso mettere quella pervinca. è che la gente, quando se ne va (o quando si fa andare via), si porta via le cose. ma non le cose tipo gli oggetti, i libri, questo era mio, no era mio, era mio e mi ricordo benissimo quando l'ho comprato, giù le zampe da quel ciddì, vabbè guarda è mio ma lo ricompro basta che te ne vai. no, si portano via cose che non puoi ricomprare. 
si portano via il tuo ristorante preferito che di andarci con qualcun altro non te la senti, e di andarci da sola nemmeno, che o il cameriere chiede, o, peggio, ti guarda e non chiede. si portano via i colori, che ora hai tutta una collezione di magliette pervinca ma o non le metti più o dici che sono azzurre. si portano via le canzoni, i migliori album della nostra vita, assolutamente inutilizzabili (a parte benni, "scusami, ho usato la nostra canzone, per una nuova relazione"); tipo io ci ho questo problema con shpalman, ma in effetti è un problema relativo perché trovatemi qualcun altro in tutti i multiversi che sarebbe capace di impostare una relazione su shpalman, poi dire che finisce in un certo determinato modo è fin troppo ovvio. si portano via le parole. le parole, certe parole, non le puoi usare di nuovo. da nessuna parte, in una conversazione, in un racconto, in niente. non puoi.
(non avresti dovuto).
e lo so anch'io che la lana è isolante, grazie, lo so. ma tanto è impossibile isolarsi davvero, dal freddo, dal caldo, dal passato, non ci si isola proprio da niente. tocca aspettare settembre e che l'estate finisca più o meno nature, ma non sono gli anni passati il punto, sono le buche che diventano voragini e tutte le parole rubate.

giovedì 25 luglio 2013

run to milan baby run - day 6, 7, 8

affinità e divergenze tra la compagna booster e noi.
blister è un animale sociale. portatela in una piscina vuota, quello che vedrà nel boschetto della sua fantasia sarà un corso di acquagym pieno di papere starnazzanti, con cui farà amicizia in tre minuti. quello che vedrò io, saranno le corsie per il nuoto libero, vuote, in un orario scelto appositamente affinché in tutta la piscina gli unici esseri viventi siano la sottoscritta e i microorganismi che prosperano nella vaschetta della doccia in corridoio (che tanto scavalco). 
una volta blister è riuscita a trascinarmi a una lezione di acquagym (blister è alta 178 cm, uno più di me; ma pesa circa quindici chili di più. non è grassa: sono quindici chili in più di ossa, muscoli e tirannia. se blister decide che io devo provare una lezione di acquagym, non ho semplicemente scampo); è stata la mia prima e ultima ora di acquagym. in compenso, io una volta le ho dato buca all'ultimo momento, costringendola ad andare a correre da sola. l'ha presa benissimo: mi ha mandato un sms lamentoso subito prima, mi ha telefonato lamentandosi subito dopo, ha continuato a lamentarsi per i due giorni successivi. che io sembri nata appositamente per fare walking e running da sola, ça va sans dire.
però, abbiamo in comune una certa tendenza all'approccio ossessivo-compulsivo alle cose. quindi, ora disponiamo di un coso contacosi che ha ufficializzato che stiamo sui cinque chilometri al giorno, di un programma di allenamento feroce e di uno scopo. lo scopo l'ho individuato io (che non riesco a fare assolutamente niente se non ho una scadenza e una meta): stamattina le ho mandato una mail dicendole che il 13 ottobre a milano c'è la deejay ten, una 10 chilometri non competitiva. e concludendo, si. può. fare! 
chiunque altro mi avrebbe risposto di andare a correre verso il più vicino centro di igiene mentale. lei ha semplicemente risposto, si può fare sì. ha solo mostrato qualche perplessità del tipo, ma perché milano, ma per spiegarglielo avrei dovuto renderle note intenzioni che al momento non ho reso note nemmeno a me stessa. quindi, zitta e corri.

lunedì 22 luglio 2013

we will we will rock you - 3

il secondo album uscì nella prima metà del 1992, cioè nella seconda metà dei suoi sedici anni. lo accolse con una certa sorpresa. la sorprese il fatto che, mentre il primo album lo aveva percepito come una cosa principalmente fra lei e pseudojane, questo qui sembrava stesse avendo un certo successo. servi della gleba passava e ripassava in radio, per quanto in versione censurata. per il resto della sua vita, nonostante avesse la canzone integrale, per lei la vera versione di servi della gleba sarebbe rimasta quella censurata. che poi, ne esistevano parecchie, e una volta si era divertita a fare una cassetta registrando i passaggi nelle radio, con brani in cui c'era solo il classico fischio (d'autore, peraltro), altri in cui scomparivano intere frasi, senza contare che quasi tutte le radio sfumavano il finale. di quell'album le canzoni più amate furono pipppero e servi della gleba; per lei, furono essere donna oggi e uomini col borsello. 
quell'estate venne deportata dai suoi genitori in riviera adriatica. non la prese molto bene. chiunque sia cresciuto sul mare della sicilia, difficilmente ha un buon impatto con quelle file ordinatissime di ombrelloni, quella sabbia invadente, e quel mare su cui si cammina. lei era abituata alla dorsale siciliana tirrenica, tre passi e vai a fondo. e la solitudine. e l'ombrellone più vicino a trenta metri. e nessuno della tua età. e invece quel posto era pieno di ragazzi. era pieno di ragazzi che ascoltavano gli eelst, scoprì sconcertata. venivano da milano, ed erano simpatici, scoprì sempre più sconcertata. e sapevano anche loro rapput a memoria, scoprì trasformata nella quintessenza dello sconcerto. cioè, c'era altra gente oltre lei e pseudojane che conosceva gli eelst, e ci si poteva addirittura fare amicizia.
così fu che a settembre tornò a scuola, riprese il corso di teatro, si guardò allo specchio e si trovò inaspettatamente bella, si guardò intorno e si trovò accanto degli amici. una, soprattutto: aveva tutto patè d'animo; aveva anche il secondo album; la sua canzone preferita era servi della gleba, ma nessuno è perfetto. poi una domenica notte accese il televisore e si innamorò.
nell'autunno del 1992, mentre lei era impegnata a sopravvivere al secondo liceo, a litigare con shakespeare e a scoprire che non era l'unica liceale che ascoltava gli eelst, rai3 mandò in onda per dieci puntate, di domenica in seconda serata, su la testa, con paolo rossi. e lei si innamorò di paolo rossi, in un momento in cui mezza scuola era innamorata di kevin costner. mise momentaneamente da parte gli eelst per adottare, come colonna sonora dei suoi diciassette anni, l'inno dello scarafaggio: odio il mondo, son disperato, son deprivato, da tutti son schiacciato; sono la bestia che non può camminare, perché non tiene marijuana da fumare. più facile da imparare a memoria di rapput, e più in linea con la sua adolescenza. e poi iniziò disperatamente a cercare notizie su paolo rossi, in un'epoca in cui wiki ancora non c'era. eppure ci riuscì, e quello che scoprì fu un universo. scoprì che negli anni '80, gli anni della milano da bere, era esistita una contromilano, di cui loro adolescenti romani non sapevano assolutamente nulla. una contromilano di teatro dell'elfo, di musica, di cabaret, di chiamatemi kowalski, una contromilano bellissima, di cui sapeva che avrebbe sentito la mancanza per sempre (tra le sue specialità, c'era il riuscire ad applicare la nostalgia anche in situazioni mai vissute). e in quella contromilano bellissima, ritrovò il suo gruppo, elio to muzukashii monogatari, molto prima che incidessero il primo singolo, molto prima che lei ne sapesse nulla. anche perché, in effetti, andava alle elementari, in quei tempi lì. 
su la testa fu lo sportello della sua delorean. e fu il dolore, ricordato e ripetuto negli anni, di quell'ultima puntata, di quell'ultimo monologo, di quel finale a chiudere, tutti, tutti i sogni che voi avete portato via ai padri dei nostri padri, noi li rivogliamo, ora, qui, subito.

sabato 20 luglio 2013

non sottovalutare le conseguenze dell'amore - 23

la malinconica bellezza di un elegante addio definitivo, che ti fa sentire tutta la mancanza dei litigiosissimi, aggressivi, sfiancanti, meschini arrivederci temporanei.

giovedì 18 luglio 2013

volare sott'acqua (fabio lubrano, ed. liberaria)

la prima storia che ho letto di fabio lubrano è stata "l'amore è una brutta cosa con un bel nome". il titolo è una citazione da j.k.jerome; non serve aggiungere altro.
poi ho letto "malinverno". all'epoca scrissi, "malinverno è il sognatore delle notti bianche, che cammina nella schiuma dei giorni, solo come un mago baol". non serve aggiungere altro.
poi ho letto "ok, panico!". per chiunque abbia dimestichezza con le crisi di panico, il che vuol dire, ad esempio, ritrovarsi stampati contro un muro, per strada, come nemmeno un manifesto abusivo, non serve aggiungere altro.
ora è uscito, per liberaria, "volare sott'acqua". è una raccolta di racconti. in buona parte già li conoscevo; ieri, in libreria, ne ho letto uno di cui invece non sapevo nulla, e mi sono ritrovata a ridere da sola come una cretina, appoggiata allo scaffale dei testi per l'ammissione alle facoltà a numero chiuso (mi ero spostata per cercare un posto comodo: lo avessi letto nella sezione narrativa, o letteratura umoristica, magari commessi e clienti non mi avrebbero guardata con gli occhi pallati). non servirebbe aggiungere altro.
ma siccome il libro è appena uscito, la casa editrice è giovane, promuovere un romanzo in questo paese è una fatica immane, promuovere una raccolta di racconti è un'immanità faticosa, allora stavolta aggiungo.
premetto che io fabio lo conosco. proprio in carne e ossa, tipo che so quant'è alto, con che voce parla, come sorride. quindi forse non vale. però lo conosco perché l'ho letto. quindi forse vale. e comunque, non è un mio amico, nessuno dei due fa parte di una qualche lobby culturale, e che sto scrivendo questo post nemmeno glielo dico. quindi vale sicuramente.
non lo capisco bene perché in questo paese (ma mica solo in questo) i racconti non tirino per niente. in genere si dice, se ti piace la storia, vorresti che durasse di più; se non ti piace lo stile, non ti piacerà nessun racconto. allora, in primis, non tutte le storie ha senso che durino quanto guerra e pace. come nella vita, più o meno. ci sono storie che sono belle proprio perché durano cinque pagine; a spalmarle su cinquecento, in genere si ottengono disastri. 
poi, una raccolta di racconti (una buona raccolta di racconti) non ti dà un'idea dello stile di un autore. ti dà un'idea degli stili di un autore. un romanzo mostra parecchio dell'anima di una persona, a volte anche decisamente troppo. ma in genere, di quell'anima, è una fotografia, resta bidimensionale. una raccolta di racconti (una buona raccolta di un certo tipo di racconti) invece è come se ricostruisse un'anima in 3d. vedi lo scrittore quando si è svegliato divertito e quando si è alzato che era già stanco; lo guardi fare colazione sfiduciato o entusiasta; lo segui mentre va a lavorare cinico o ingenuo; lo osservi fumare una sigaretta in pausa mentre pensa in silenzio al passato o al futuro; lo accompagni mentre cammina e interagisce con un mondo surreale o spietato. 
in questa raccolta qui, "volare sott'acqua", c'è molto di quello che si era già intravisto, lo humour e l'ansia, il sogno e il buio, l'amore e la solitudine, la tenerezza e la crudeltà, lo splendore e la violenza. e c'è altro. tutta un'anima in 3d. solo un consiglio: evitate di sfogliarlo nel settore test universitari a numero chiuso. davvero.

mercoledì 17 luglio 2013

we will we will rock you - 2

alla fine del quarto ginnasio pseudojane, la sua unica amica, venne bocciata, e cambiò classe. l'anno successivo venne bocciata di nuovo, e cambiò scuola. quindi lei si trovò ad affrontare il primo liceo, e l'improvvisa presa di coscienza da parte di madre natura sul fatto che fino a quel momento era stata parecchio ingiusta nei suoi confronti, e che sarebbe stato il caso di rimediare con urgenza e convinzione, completamente da sola. nel 1991 fece solo due cose di una certa rilevanza. la prima fu iscriversi a un corso di teatro, perché si sa che se sei timida e asociale quello che devi fare è recitazione, così diventi estroversa, carismatica e vinci pure un oscar. anni dopo, si sarebbe ritrovata ancora timida, asociale e inspiegabilmente priva di oscar, ma non si può mai dire. la seconda fu superare l'istintiva ritrosia nei confronti dei testi imparati a memoria. 
aveva sempre mal tollerato tutto quel pressante martellamento sui cipressi che a bolgheri alti e schietti, per non parlare poi dell'ermo colle e dei passeri più disadattati di lei, non provava il minimo interesse nel farsi cantare da chicchessia del pelide achille l'ira funesta, se ne sbatteva di ogni singolo ramo di ogni singolo lago di ogni singola parte del globo, e quello che faceva la gente nel mezzo del cammin della sua vita, e di come dava l'addio ai monti, erano affari della gente e non suoi. ma nel 1991, dopo quindici anni di convinta renitenza all'apprendimento mnemonico, imparò il testo più lungo della sua vita. rapput. e quella volta una domenica d'ottobre già l'autunno ci moriva addosso io fumavo sigarette amare. lo imparò così bene che a distanza di ventidue anni esatti, incuriosita, provò a recitarlo a memoria di nuovo, e scoprì che ancora se lo ricordava. ma tutto. anche la seconda e la terza strofa. ogni singolo scampolo d'assenza, nessuno escluso. da rapput a shakespeare, il passo è breve, e l'anno successivo debuttò come titania, regina delle fate. ventidue anni dopo, di tutto quel lungo sogno di una notte di mezza estate, si ricordò solo, fate, andiamo via, ho rinnegato il suo letto e la sua compagnia. con oberon che presumibilmente pensava, puttana. 
nel 1991 successe anche che mentre guardava in tv il concerto del primo maggio, all'improvviso le venne un dubbio. ventidue anni dopo, mentre guardava in tv il concerto del primo maggio, le venne un altro dubbio. guardare in tv i concerti del primo maggio è un esercizio intellettuale ed emotivo più impegnativo di quanto si direbbe. anche suonarci, probabilmente.

lunedì 15 luglio 2013

walk baby walk - 5

c'è sempre una strana memoria dell'essersi fatti male; un riposizionamento di tutto il corpo non solo quando c'è il dolore, ma anche e soprattutto dopo, quando tutto dovrebbe essere passato. se ti rompi un metatarso, se ti sloghi una caviglia, avrai difficoltà a scendere le scale anche quando ormai tutto sarà ricomposto e la muscolatura sarà tornata a funzionare normalmente. perché, semplicemente, hai paura. è qualcosa di estremamente facile da capire e accettare se hai zoppicato per due mesi; ti guardi scendere i gradini con cautela, alla ricerca di un appoggio, e sai che è normale, che è umano, che poi passa. perché tu non ti riconosca, o non ti conceda di riconoscerti, questo diritto alla memoria del dolore, anche al di fuori dei traumi fisici, è uno dei problemi su cui dovresti lavorare. se qualcosa ti ha fatto male, hai diritto (dovere) al riposo. poi, devi passare un lungo periodo di esercizi di stretching e riscaldamento, senza andare a correre. poi, puoi ripartire con la camminata veloce. poi, puoi correre.
sono in fase camminata veloce, e vado con booster. con booster scopriamo nuovi percorsi, chiacchieriamo un sacco anche se non abbiamo fiato, spettegoliamo su tutto il quartiere-paese e anche qualche quartiere limitrofo, spizziamo i runner, i runner spizzano noi (ognuna di noi in realtà pensa, "spizzano me") (per i non romani, spizzare qualcuno è un modo di guardarlo; ai giocatori di poker sarà abbastanza chiaro, per quanto difficilmente un giocatore di poker ammicchi ai propri assi, e se lo fa, beh, lasciasse perdere il poker, non fa per lui).
la cosa veramente buffa, però, è che, delle due, è booster che ha paura. perché non si è ancora buttata, e non vuole passare dalla camminata veloce al running. io, al solito, annego la paura nell'incoscienza, perché a leggere harry potter ho imparato che la paura peggiore è quella della paura stessa. ci ho grandi maestri filosofici, ebbene sì. riddikulus!