lunedì 19 agosto 2013

di marco pierre white, mensa da college e cricket bat

nell'estate del 1989 marco pierre white e io eravamo entrambi a londra. lui scriveva la storia della cucina inglese in un ristorante chiamato harveys, primo inglese e più giovane three michelin starred chef ever; io la cucina inglese la mangiavo, nella mensa di un college a moor park, per strada, ovunque mi capitasse. tranne che da harveys: i miei genitori non mi avevano dato abbastanza soldi nemmeno per telefonare (e mi ricordo memorabili conversazioni con estenuati centralinisti inglesi per fare chiamate a carico del destinatario), figuriamoci per mangiare in un ristorante addobbato di stelle michelin come un albero di natale.
comunque all'epoca avevo tredici anni, non avevo idea di chi fosse marco pierre white, e quindi non ci ho sofferto molto. la mensa del college a moor park mi andava benissimo, così come tutto lo street food che riuscivo a raccattare con gli spicci avanzati dal biglietto della metro. in effetti, di quel variegato gruppo di un centinaio di minorenni italiani, lasciati sciamare liberamente per londra, io ero l'unica a cui la mensa del college andasse benissimo. non è che mi accontentavo: è che proprio mi piaceva. mi piaceva il cibo inglese. mi piaceva fare colazione con roba che normalmente neanche a pranzo, mi piacevano i dolci, mi piaceva tutto. e non era solo il cibo. mi piaceva l'architettura, mi piacevano i vestiti, mi piacevano i cappelli, l'atteggiamento, la fila. mi piaceva proprio, davvero, tutto. era la prima volta nella mia vita che andavo all'estero, la prima volta che viaggiavo senza la mia famiglia, la prima volta che prendevo un aereo, la prima volta di un bel po' di cose. ed era tutto spettacolare.
qualche giorno fa, alla fine della terza bottiglia di vino, con tutte le facoltà mentali, compresa quella destinata all'uso della lingua inglese, parecchio ottenebrate, ho cercato di articolare a un po' di inglesi, tra cui una cuoca, perché, in my opinion, paragonare marco pierre white a tutti quelli che sono venuti subito dopo e oggi sono strafamosi, da gordon ramsay a heston blumenthal a etc etc, è impossibile. credo di aver declamato una frase che suonava più o meno così: you can not compare some chef with a revolutionary man; you can not compare interesting, but mere consequential effects, with the only one original cause. che in qualche modo tra ubriachi aveva un senso, davvero.
quell'estate lì è stata l'ultima da preadolescente. quel cibo lì ha chiuso una parentesi. la cucina della mia infanzia è iniziata siciliana, è continuata romana, è finita inglese. dice lo chef che a tree without roots is just a piece of wood; (a cricket bat with roots is only a tree, aggiunge il saggio). io al momento non ho più radici da nessuna parte, e magari sarà per questo che non mangio più un granché. se qualcuno lo conosce, cortesemente, gli chieda cos'è qualcosa between a tree and a cricket bat, anche se presumo che la risposta sia, solo un inutile e incompiuto semilavorato.
(p.s. e gli chieda anche dove trova quelle assurde scarpe a scacchi: le adoro).

venerdì 9 agosto 2013

we will we will rock you - 4

nel 1993, occupata com'era ad avere diciassette anni e a sottovalutare per la prima volta le conseguenze dell'amore, non trovò moltissimo tempo da dedicare all'uscita di edmcehmp. anni dopo scoprì che non era stata l'unica, quindi, o il 1993 fu un anno complicato per tutti, o quell'album ebbe qualche problema di promozione. per dire, lei il 1993 l'aveva iniziato organizzando una festa di capodanno a casa sua, durante la quale la sua migliore amica, quella che aveva tutto patè d'animo, si era messa col tipo che piaceva a lei. che, più che uscire dal suo corpo e avere molta paura, avrebbe volentieri messo molta paura a loro. in effetti poi lo fece, ma questo non migliorò la situazione; fu lì che imparò che le cose, una volta che sono successe, pazienza, e che invece che uscire dal proprio corpo si fa prima a uscire dalle vite altrui, senza avere paura e senza stare a darci troppo peso. quell'estate la passò a malta, a far finta di studiare inglese, ubriacarsi tutte le sere e chiedere a ripetizione a uno stressatissimo dj di st. julian di mettere su with or without you degli u2. fosse tornata in romagna ad ascoltare coi suoi amici nordici gli eelst, magari l'avrebbe presa meglio. sicuramente l'avrebbe presa meglio il dj di st. julian.
poi le successe di compiere diciotto anni e diventare maggiorenne, il che in genere comporta studiare per la patente, e studiare per l'esame di maturità. fu esattamente quello che non stava facendo, nel marzo del 1994, quando una trasmissione televisiva influì in maniera definitiva sul suo eelst preferito. fino a quel momento si era mantenuta equidistante; ma un pomeriggio in cui in teoria si sarebbe dovuta ripassare la segnaletica verticale e una tragedia di euripide, e in pratica come al solito stava piazzata davanti a videomusic, il gruppo di telekommando bussò alla porta di una casa di milano. per inciso, sul campanello al posto del nome del tastiere c'era la scritta, "benedetta è la mano che dà il pane agli orfanelli". sempre per inciso, a oggi della segnaletica verticale lei riconosce più o meno il divieto di sosta e lo stop, e della tragedia di euripide che portò all'esame non si ricorda nemmeno il titolo. le diedero sia la patente sia la maturità, il che dà un'idea di che razza di diplomati guidino in questo paese. negli anni le rimase, di quella settimana passata a non studiare, l'abitudine, ogni volta che qualcuno la indicava come "la mente" di qualcosa, di definirsi "il lamento" di qualcosa; l'emozione di aver sentito i messaggi originali in segreteria telefonica di nasty sciura; la netta predilezione per il pianolista.
all'esame di maturità portò greco come prima materia e storia come seconda. fece un gran bell'esame, che le valse 49/60 (unico 49 in tutta la scuola, e unico 49 di cui abbia mai sentito, in qualsiasi scuola), a significarle che aver fatto un gran bell'esame non la riscattava da cinque anni passati ad ascoltare musica e guardare pianolisti in tv. poi ci furono i mondiali di calcio americani, in cui lei ripose sicuramente più interesse del marito di lorena bobbit. poi andò a parigi per un mese. poi tornò, e iniziò a lavorare. poi si iscrisse all'università. e andando a lezione la mattina, e a lavoro il pomeriggio, fu sfiorata per la prima volta dal vago sospetto che quella faccenda della maturità, in effetti, stava iniziando solo adesso, e non sarebbe stata facile quanto una dimenticata tragedia di euripide.

giovedì 8 agosto 2013

talk baby talk - day 9, 10, 11

causa avverse condizioni climatiche, con booster siamo passate dal running al walking, e dal walking al talking. è una pratica inspiegabilmente non riconosciuta come attività sportiva, che consiste nel fare qualche metro trotterellando, rendersi conto che non ce la si può fare, optare per la camminata veloce, rallentare progressivamente e iniziare a raccontarsi gli ultimi pettegolezzi sulla strana coppia che ha appena traslocato nel palazzo d'angolo. di questo passo, a ottobre, più che alla deejayten, ci iscriveremo alla radioserva-e-poi-hai-saputo-che.
io oltretutto ho i crampi, che fa molto sportivo serio. prima che qualche anima bella mi scriva tutta una serie di mail ispirate su stretching e riscaldamento, vorrei chiarire che ho i crampi da ferma: mi vengono  a casa mentre mi preparo il caffè, o dopo aver steso il bucato, o mentre riguardo the it crowd o black books, che mi mancano tanto (pare che io abbia un debole per le serie ambientate a londra con protagonista un irlandese). non so se avete un programma di stretching da fare prima di preparare la moka, in caso lo aspetto con trepidazione.
comunque non ci limitiamo a spettegolare, durante i nostri cinque chilometri di ex run ex walk ora talk baby talk. io elargisco ricette per pasta zucchine e filetti di sgombro, lei mi racconta di quando in quella strada a destra non osavano entrarci nemmeno le macchine della polizia (booster è autoctona del quartiere-paese, io sono arrivata pochi anni fa, quando già aveva iniziato ad assomigliare a un posto più o meno civilizzato), insieme osserviamo l'umanità varia che ci circonda.
è un'umanità da borgata stanziale, mista ai nuovi complessi residenziali per professionisti, con una percentuale di immigrati altissima. un'umanità molto umana. un'umanità letteraria, a cui non devono aver detto che pasolini è morto, perché a volte sembra di girare per le baracche del dopoguerra del tiburtino; un'umanità cinematografica, qui dove per cinema si intende scola, in cui c'eravamo tanto amati riesce a fondersi con la terrazza; un'umanità in cui alla fine del mese o non ci si è arrivati mai o ci si arriva sempre e comunque, perché le vie di mezzo non sono contemplate. e noi la tagliamo per cinque chilometri ogni volta, come in un lunghissimo piano sequenza, come se non ne facessimo parte, come se fossimo i narratori onniscienti di quella che invece non è altro che una collettiva autobiografia.

lunedì 5 agosto 2013

cinopoli

il dio anubi e io osserviamo le piante in terrazzo. alle piante non piace moltissimo essere avvicinate dal dio anubi, ho l'impressione che lo identifichino un po' col triste mietitore di discworld, ma le ho rassicurate: anubi dalle sue parti è disoccupato da quando gli è stato preferito il tipo solare con la moglie disinvolta, e si limita a passare le giornate da me giocando a carte con l'elefantino viola e discutendo telepaticamente di filosofia col bastone della pioggia e con l'albero di natale nano. il giorno che vedranno avvicinarsi una pianta in vaso con un mantello nero, una falce appoggiata a un ramo, che parla in maiuscoletto, beh, quello sarà il momento di preoccuparsi.
il cactus antenna sta facendo i carciofi (avete presente quei cactus che fanno i fiori molto raramente, tipo due volte in quindici anni, ma quando li fanno sono bellissimi, di una bellezza sconvolgente e travolgente e indimenticabile? ecco, il cactus antenna fa i fiori molto raramente, tipo questa è la seconda volta in quindici anni, e sembrano carciofi di quelli che te li vendono a 0.29 l'uno ma a trattare te li regalano pure, basta che te li porti via); la fragolina aliena imperialista ha emesso uno spunzone rosa, che si aggira per il terrazzo con aria perplessa, tipo, ma siamo sicuri che vogliamo invadere un pianeta così dannatamente caldo?; gerundio presente e participio presente, i gerani, tengono botta; ma sono un po' preoccupata per le belle di notte. 
bocca di rosa e via del campo hanno un'aria seccatissima; crêuza e de mä le guardano con la tipica espressione, non fidarti mai di chi ha più di trenta mesi; non al denaro cresce bene, non all'amore anche, né al cielo invece sembra un po' demotivata; quando in anticipo e sul tuo stupore vanno travasate, del nostro amore fa i capricci, verranno a chiederti ha un'aria estenuata. informo anubi che per oggi sono previsti 44 gradi di temperatura percepita, e aggiungo, canicola, in un tono più da blasfemia che da previsioni del tempo. anubi assume un'espressione soddisfatta, tipo, io vengo da posti ben più torridi, in questo caldo ci sguazzo. poi scendo a controllare la posta, e quando guardo in su lo vedo sul terrazzo che agita il bastone della pioggia. 

giovedì 1 agosto 2013

get back

ho chiesto a un esperto del settore perché da me gli uomini prima o poi tornano sempre (qualsiasi ruolo abbiano interpretato precedentemente, da amico a ex a poteva essere non è stato ma forse sarà), mentre da tutte le altre donne che conosco non tornano mai. l'esperto del settore mi ha risposto che prima o poi tutti ripensiamo al passato tipo rob fleming; però tornare nella vita di una persona in genere comporta casini, scenate e scazzi del tipo, dove diamine sei stato negli ultimi sette anni e come osi tornare adesso. tornare nella mia no, perché non mi disegnano così: o vi ignoro, o riprendo a chiacchierare da dove eravamo rimasti. l'esperto del settore peraltro è esperto del settore in quanto latitante per un buon numero di anni, e ricomparso all'improvviso dal nulla perché - inserire una motivazione apparentemente valida ma chiaramente incompleta a caso.
in effetti potete scomparire e ricomparire quando vi pare, tanto io faccio lo stesso. solo, io lo so che non si torna nella vita di una persona perché si stava leggendo un libro o guardando un film o bevendo del limoncello e ci è venuta in mente quella persona lì. a me vengono in mente un sacco di persone, in continuazione, qualsiasi cosa faccia, e poi dopo due secondi me le scordo di nuovo. è come con i sogni, che quando sogni qualcuno il significato del sogno con quella persona non c'entra assolutamente niente, dipende da cosa rappresenta, ma è solo un simbolo, non è davvero lei.
ecco, quando tornate nella mia vita, io credo che di me non ve ne importi più di tanto. credo che vi siate persi per strada un pezzo di voi, credo che qualcosa vi stia sbilanciando, credo che abbiate necessità di disordine nel troppo ordine, di irresponsabilità nell'irreprensibilità, di caos nella programmazione. a me va benissimo: non esistere è comodo e deresponsabilizzante. basta saperlo. che io lo so, che non esisto. è se non lo sapete voi, che poi vi incasinate ancora di più. 

lunedì 29 luglio 2013

lana di roccia

dice la pecora-drago, il segreto è la lana. dice, guarda me, coperta di lana, ma sto benissimo, mica sbarello per il caldo come te. torno a casa e trovo gatto che dorme su una coperta di lana. quando fanno così mi viene sempre il dubbio che si siano messi d'accordo, tipo, facciamole credere che fanno quaranta gradi e lei deve andare in giro avvolta in un plaid; stupida com'è, capace che lo fa.
peraltro gatto sta facendo la rivisitazione estiva di un due tre stella. i gatti sono abilissimi a un due tre stella, sono sul tavolo della cucina, immobili, ti volti un secondo, e te li ritrovi in corridoio, immobili, chiudi gli occhi un attimo e riappaiono sul divano, immobili. la versione estiva è uguale, solo che si gioca da sdraiati, pancia all'aria e aria sofferente: stanno stremati sulle piastrelle del bagno, immobili, ti volti un attimo e poi li ritrovi nel lavandino della cucina, immobili, chiudi gli occhi e riappaiono accanto alla finestra a pancia all'aria, immobili. ricordano un po' le statue a forma di angeli del doctor who, che in realtà erano cattivissimi alieni che si spostavano quando non guardavi, e se ti toccavano ti spedivano in un'altra epoca (blink, 3x10; non solo fa paurissima ma è anche un doctor-lite, e non dovrebbero essere consentiti i doctor-lite quando si tratta del decimo dottore). comunque, gatto, se lo tocchi in un momento in cui è girato, non ti spedisce in un'altra epoca. solo in un ospedale.
(pronto soccorso oftalmico. triage.
- scusi, non ho capito, chi è che le ha tirato un pugno in un occhio? un matto?
- un gatto.
- un gat...
- ...to.
- gatto?
- gatto. felis silvestris catus. anche detto felis domesticus. beh, domesticus si fa per dire.
- ah, ok, le ha tirato una zampata.
- pugno.
- un pu...
- ...gno.
- che tip...?
- un diretto.
- un gatto?
- gatto.
- un diretto?
- diretto.
- in un occhio?
- occhio.
- ...
- ...
- e... ehm... perché?
- presumo ci si trovi più a suo agio che col gancio, e col montante avrà problemi anatomici, che ne so.
- certo. giusto. sì.).
comunque non lo faccio, non esco col plaid. vado in giro con pantaloni di lino arancioni e canottierina di cotone grigia. non posso mettere quella pervinca. è che la gente, quando se ne va (o quando si fa andare via), si porta via le cose. ma non le cose tipo gli oggetti, i libri, questo era mio, no era mio, era mio e mi ricordo benissimo quando l'ho comprato, giù le zampe da quel ciddì, vabbè guarda è mio ma lo ricompro basta che te ne vai. no, si portano via cose che non puoi ricomprare. 
si portano via il tuo ristorante preferito che di andarci con qualcun altro non te la senti, e di andarci da sola nemmeno, che o il cameriere chiede, o, peggio, ti guarda e non chiede. si portano via i colori, che ora hai tutta una collezione di magliette pervinca ma o non le metti più o dici che sono azzurre. si portano via le canzoni, i migliori album della nostra vita, assolutamente inutilizzabili (a parte benni, "scusami, ho usato la nostra canzone, per una nuova relazione"); tipo io ci ho questo problema con shpalman, ma in effetti è un problema relativo perché trovatemi qualcun altro in tutti i multiversi che sarebbe capace di impostare una relazione su shpalman, poi dire che finisce in un certo determinato modo è fin troppo ovvio. si portano via le parole. le parole, certe parole, non le puoi usare di nuovo. da nessuna parte, in una conversazione, in un racconto, in niente. non puoi.
(non avresti dovuto).
e lo so anch'io che la lana è isolante, grazie, lo so. ma tanto è impossibile isolarsi davvero, dal freddo, dal caldo, dal passato, non ci si isola proprio da niente. tocca aspettare settembre e che l'estate finisca più o meno nature, ma non sono gli anni passati il punto, sono le buche che diventano voragini e tutte le parole rubate.

giovedì 25 luglio 2013

run to milan baby run - day 6, 7, 8

affinità e divergenze tra la compagna booster e noi.
blister è un animale sociale. portatela in una piscina vuota, quello che vedrà nel boschetto della sua fantasia sarà un corso di acquagym pieno di papere starnazzanti, con cui farà amicizia in tre minuti. quello che vedrò io, saranno le corsie per il nuoto libero, vuote, in un orario scelto appositamente affinché in tutta la piscina gli unici esseri viventi siano la sottoscritta e i microorganismi che prosperano nella vaschetta della doccia in corridoio (che tanto scavalco). 
una volta blister è riuscita a trascinarmi a una lezione di acquagym (blister è alta 178 cm, uno più di me; ma pesa circa quindici chili di più. non è grassa: sono quindici chili in più di ossa, muscoli e tirannia. se blister decide che io devo provare una lezione di acquagym, non ho semplicemente scampo); è stata la mia prima e ultima ora di acquagym. in compenso, io una volta le ho dato buca all'ultimo momento, costringendola ad andare a correre da sola. l'ha presa benissimo: mi ha mandato un sms lamentoso subito prima, mi ha telefonato lamentandosi subito dopo, ha continuato a lamentarsi per i due giorni successivi. che io sembri nata appositamente per fare walking e running da sola, ça va sans dire.
però, abbiamo in comune una certa tendenza all'approccio ossessivo-compulsivo alle cose. quindi, ora disponiamo di un coso contacosi che ha ufficializzato che stiamo sui cinque chilometri al giorno, di un programma di allenamento feroce e di uno scopo. lo scopo l'ho individuato io (che non riesco a fare assolutamente niente se non ho una scadenza e una meta): stamattina le ho mandato una mail dicendole che il 13 ottobre a milano c'è la deejay ten, una 10 chilometri non competitiva. e concludendo, si. può. fare! 
chiunque altro mi avrebbe risposto di andare a correre verso il più vicino centro di igiene mentale. lei ha semplicemente risposto, si può fare sì. ha solo mostrato qualche perplessità del tipo, ma perché milano, ma per spiegarglielo avrei dovuto renderle note intenzioni che al momento non ho reso note nemmeno a me stessa. quindi, zitta e corri.

lunedì 22 luglio 2013

we will we will rock you - 3

il secondo album uscì nella prima metà del 1992, cioè nella seconda metà dei suoi sedici anni. lo accolse con una certa sorpresa. la sorprese il fatto che, mentre il primo album lo aveva percepito come una cosa principalmente fra lei e pseudojane, questo qui sembrava stesse avendo un certo successo. servi della gleba passava e ripassava in radio, per quanto in versione censurata. per il resto della sua vita, nonostante avesse la canzone integrale, per lei la vera versione di servi della gleba sarebbe rimasta quella censurata. che poi, ne esistevano parecchie, e una volta si era divertita a fare una cassetta registrando i passaggi nelle radio, con brani in cui c'era solo il classico fischio (d'autore, peraltro), altri in cui scomparivano intere frasi, senza contare che quasi tutte le radio sfumavano il finale. di quell'album le canzoni più amate furono pipppero e servi della gleba; per lei, furono essere donna oggi e uomini col borsello. 
quell'estate venne deportata dai suoi genitori in riviera adriatica. non la prese molto bene. chiunque sia cresciuto sul mare della sicilia, difficilmente ha un buon impatto con quelle file ordinatissime di ombrelloni, quella sabbia invadente, e quel mare su cui si cammina. lei era abituata alla dorsale siciliana tirrenica, tre passi e vai a fondo. e la solitudine. e l'ombrellone più vicino a trenta metri. e nessuno della tua età. e invece quel posto era pieno di ragazzi. era pieno di ragazzi che ascoltavano gli eelst, scoprì sconcertata. venivano da milano, ed erano simpatici, scoprì sempre più sconcertata. e sapevano anche loro rapput a memoria, scoprì trasformata nella quintessenza dello sconcerto. cioè, c'era altra gente oltre lei e pseudojane che conosceva gli eelst, e ci si poteva addirittura fare amicizia.
così fu che a settembre tornò a scuola, riprese il corso di teatro, si guardò allo specchio e si trovò inaspettatamente bella, si guardò intorno e si trovò accanto degli amici. una, soprattutto: aveva tutto patè d'animo; aveva anche il secondo album; la sua canzone preferita era servi della gleba, ma nessuno è perfetto. poi una domenica notte accese il televisore e si innamorò.
nell'autunno del 1992, mentre lei era impegnata a sopravvivere al secondo liceo, a litigare con shakespeare e a scoprire che non era l'unica liceale che ascoltava gli eelst, rai3 mandò in onda per dieci puntate, di domenica in seconda serata, su la testa, con paolo rossi. e lei si innamorò di paolo rossi, in un momento in cui mezza scuola era innamorata di kevin costner. mise momentaneamente da parte gli eelst per adottare, come colonna sonora dei suoi diciassette anni, l'inno dello scarafaggio: odio il mondo, son disperato, son deprivato, da tutti son schiacciato; sono la bestia che non può camminare, perché non tiene marijuana da fumare. più facile da imparare a memoria di rapput, e più in linea con la sua adolescenza. e poi iniziò disperatamente a cercare notizie su paolo rossi, in un'epoca in cui wiki ancora non c'era. eppure ci riuscì, e quello che scoprì fu un universo. scoprì che negli anni '80, gli anni della milano da bere, era esistita una contromilano, di cui loro adolescenti romani non sapevano assolutamente nulla. una contromilano di teatro dell'elfo, di musica, di cabaret, di chiamatemi kowalski, una contromilano bellissima, di cui sapeva che avrebbe sentito la mancanza per sempre (tra le sue specialità, c'era il riuscire ad applicare la nostalgia anche in situazioni mai vissute). e in quella contromilano bellissima, ritrovò il suo gruppo, elio to muzukashii monogatari, molto prima che incidessero il primo singolo, molto prima che lei ne sapesse nulla. anche perché, in effetti, andava alle elementari, in quei tempi lì. 
su la testa fu lo sportello della sua delorean. e fu il dolore, ricordato e ripetuto negli anni, di quell'ultima puntata, di quell'ultimo monologo, di quel finale a chiudere, tutti, tutti i sogni che voi avete portato via ai padri dei nostri padri, noi li rivogliamo, ora, qui, subito.

sabato 20 luglio 2013

non sottovalutare le conseguenze dell'amore - 23

la malinconica bellezza di un elegante addio definitivo, che ti fa sentire tutta la mancanza dei litigiosissimi, aggressivi, sfiancanti, meschini arrivederci temporanei.

giovedì 18 luglio 2013

volare sott'acqua (fabio lubrano, ed. liberaria)

la prima storia che ho letto di fabio lubrano è stata "l'amore è una brutta cosa con un bel nome". il titolo è una citazione da j.k.jerome; non serve aggiungere altro.
poi ho letto "malinverno". all'epoca scrissi, "malinverno è il sognatore delle notti bianche, che cammina nella schiuma dei giorni, solo come un mago baol". non serve aggiungere altro.
poi ho letto "ok, panico!". per chiunque abbia dimestichezza con le crisi di panico, il che vuol dire, ad esempio, ritrovarsi stampati contro un muro, per strada, come nemmeno un manifesto abusivo, non serve aggiungere altro.
ora è uscito, per liberaria, "volare sott'acqua". è una raccolta di racconti. in buona parte già li conoscevo; ieri, in libreria, ne ho letto uno di cui invece non sapevo nulla, e mi sono ritrovata a ridere da sola come una cretina, appoggiata allo scaffale dei testi per l'ammissione alle facoltà a numero chiuso (mi ero spostata per cercare un posto comodo: lo avessi letto nella sezione narrativa, o letteratura umoristica, magari commessi e clienti non mi avrebbero guardata con gli occhi pallati). non servirebbe aggiungere altro.
ma siccome il libro è appena uscito, la casa editrice è giovane, promuovere un romanzo in questo paese è una fatica immane, promuovere una raccolta di racconti è un'immanità faticosa, allora stavolta aggiungo.
premetto che io fabio lo conosco. proprio in carne e ossa, tipo che so quant'è alto, con che voce parla, come sorride. quindi forse non vale. però lo conosco perché l'ho letto. quindi forse vale. e comunque, non è un mio amico, nessuno dei due fa parte di una qualche lobby culturale, e che sto scrivendo questo post nemmeno glielo dico. quindi vale sicuramente.
non lo capisco bene perché in questo paese (ma mica solo in questo) i racconti non tirino per niente. in genere si dice, se ti piace la storia, vorresti che durasse di più; se non ti piace lo stile, non ti piacerà nessun racconto. allora, in primis, non tutte le storie ha senso che durino quanto guerra e pace. come nella vita, più o meno. ci sono storie che sono belle proprio perché durano cinque pagine; a spalmarle su cinquecento, in genere si ottengono disastri. 
poi, una raccolta di racconti (una buona raccolta di racconti) non ti dà un'idea dello stile di un autore. ti dà un'idea degli stili di un autore. un romanzo mostra parecchio dell'anima di una persona, a volte anche decisamente troppo. ma in genere, di quell'anima, è una fotografia, resta bidimensionale. una raccolta di racconti (una buona raccolta di un certo tipo di racconti) invece è come se ricostruisse un'anima in 3d. vedi lo scrittore quando si è svegliato divertito e quando si è alzato che era già stanco; lo guardi fare colazione sfiduciato o entusiasta; lo segui mentre va a lavorare cinico o ingenuo; lo osservi fumare una sigaretta in pausa mentre pensa in silenzio al passato o al futuro; lo accompagni mentre cammina e interagisce con un mondo surreale o spietato. 
in questa raccolta qui, "volare sott'acqua", c'è molto di quello che si era già intravisto, lo humour e l'ansia, il sogno e il buio, l'amore e la solitudine, la tenerezza e la crudeltà, lo splendore e la violenza. e c'è altro. tutta un'anima in 3d. solo un consiglio: evitate di sfogliarlo nel settore test universitari a numero chiuso. davvero.