lunedì 29 febbraio 2016
venerdì 1 gennaio 2016
elettroni
non ho fatto buoni propositi per l'anno nuovo. attendo. ho molti ringraziamenti per quello passato.
potrei definirlo un anno alquanto pieno. complesso, anche. talvolta un po' difficile. ma è stato un grande anno. non è stato un anno negativo. è stato forse l'anno più importante della mia vita.
credo sia stato un lungo salto quantico. un quantum leap lungo un anno, anche se il tempo nella meccanica quantistica va un po' per fatti suoi. per questo non ho propositi per il nuovo anno. perché è l'anno in cui si esce dal salto e si atterra in un'orbita. e il 2015 mi ha aperto un'incredibile quantità di orbite potenziali.
non sono come ero un anno fa, ma nessuno è come era un anno fa. per me è solo più evidente. ho imparato ad ascoltare meglio. ho imparato l'equilibrio. ho molta meno paura di tutto, perché ho molta meno paura di quello che mi ha fatto più paura.
ci sono molte più persone nella mia vita, perché ce ne sono state di meno. ho imparato a non provare più rabbia verso chi non ha capito, non c'è stato o c'è stato male. ho anche imparato che in alcuni casi il problema del perdono non si pone, perché non c'è nulla da perdonare, c'è solo da lasciare stare, indietro, e guardare e andare avanti. guardare e andare sono state le cose che per me sono state più complicate. ho reimparato. già che c'ero, ho imparato a farlo in avanti. ciò che è rimasto indietro, resterà lì, prima del quantum leap, in un'altra dimensione.
ho imparato a fare tantissime cose nuove. ho ricominciato a fare cose che sapevo già fare ma avevo dimenticato. ho dimostrato di saperle fare e ho vinto una lotteria che potrebbe portarmi in qualsiasi regione, nei prossimi mesi. e qualsiasi posto sia, non vedo l'ora di andarci.
ho conosciuto uno degli artisti che amo di più, ed è diventato una delle persone che amo di più. ho delle rose rosse tra le pagine di un libro e una musica che mi ricorda quanto sono fortunata.
ho scelto e ho deciso. ho aspettato e osservato. ho perso e ho trovato.
ho danzato. ho giocato. ho saltato.
e ho capito che è questo, che fanno gli elettroni. quanto entrano ed escono da un'orbita, quando fanno un salto quantico. è il loro gioco, è la loro danza.
mercoledì 21 ottobre 2015
lunedì 21 settembre 2015
dell'esserci o non esserci
non credo che si sia tenuti a essere presenti. non credo si sia tenuti a essere amici, non credo si sia tenuti a essere niente.
alcune situazioni e alcune malattie fanno l'effetto stato b. fuggire. scomparire. va benissimo.
davvero.
nessuno era tenuto a chiedermi come stavo, né a farmi una telefonata, né a mandarmi una mail o un messaggio o anche semplicemente a scrivere un commento sul blog.
qualcuno c'è stato, in questi mesi, c'è stato anche tutti i giorni. chi non era presente fisicamente lo è stato come ha potuto. ho visto e sentito e percepito la fatica di tutti. lo so che non è stato facile.
chi non c'è stato, sul serio, nessun problema.
nessun problema per me, almeno.
ma se mi mandate un sms per il mio compleanno, e io non vi rispondo, e poi mi mandate pure una mail perché non vi ho risposto al messaggio, beh, regiz, fatevi visitare da un neurologo pure voi. magari vi aiuta.
domenica 6 settembre 2015
avevi fatto in aria un incantesimo
avevo una passione per la musica di ruggine
nerastra tinta a caldo di caligine metropoli.
un anno speso insieme a canticchiare e poi sorprendersi mi ha dato un prisma lucido di accordi e note instabili, divani consumati in sere a chiedersi, tu cosa sei, e non per me.
l'abbraccio adulto in un silenzio scenico visibile
l'ho visto il lieto fine di un finale imprevedibile, ma una promessa infranta stona quanto un finto accordo, e tu sul palco ancora adesso non hai stonato mai, cosa ne è di te.
avevi fatto in aria un incantesimo
di tentazioni e notti ferme immobili e friabili, ingenuità sensibili, stregoni isterici magnifici,
rivoglio la carezza di una mano che semplifica, cosa sarà di me.
rialzati dal letto in cui hai lasciato il peso di un saluto, non ringraziare più di niente e non mandarmi sogni tristi, se capita il divano è sempre lì, cosa farai di me.
domenica 2 agosto 2015
a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria
secondo la terza legge della dinamica, mi aspetta un anno fantastico. perché qualcosa di uguale e contrario deve corrispondere a quattro visite al pronto soccorso, di cui due alla città dolente e due all'oftalmico; una preospedalizzazione per un intervento che non è più stato fatto perché hanno scoperto un problema peggiore; un ricovero; un contratto non rinnovato; un frigorifero rotto; un tubo che perde in bagno (adesso; sta perdendo anche in questo preciso momento; la prima domenica d'agosto, quando si dice il tempismo); una quantità di soldi investiti in ticket per visite ambulatoriali, risonanze, potenziali evocati e così via; una vita sociale rasa al suolo; su quella sentimentale nemmeno trovo le parole adatte; etc. etc.
ok, mi sono anche successe alcune cose molto belle. quelle le possiamo considerare una sorta di preview. adesso, via con la visione completa, su.
lunedì 6 luglio 2015
letture ospedaliere bellerrime
"Credo che la cosa più sorprendente quando si piange, però, sia che sembra di andare avanti in eterno e in realtà non dura nemmeno la metà di quello che si crede. Non in termini di tempo reale. In termini di emozioni è peggio di quello che si crede, ma non secondo l'orologio".
(William Goldman, The Princess Bride)
martedì 30 giugno 2015
quando il gioco si fa duro
le dure si fanno tagliare i capelli, vanno dall'estetista e cercano scarpe nuove.
e chiacchierano con la persona più bella che abbiano mai conosciuto, anche; il che forse influisce in parte sull'andare dal parrucchiere, dall'estetista e sul cercare scarpe nuove.
forse.
e chiacchierano con la persona più bella che abbiano mai conosciuto, anche; il che forse influisce in parte sull'andare dal parrucchiere, dall'estetista e sul cercare scarpe nuove.
forse.
domenica 31 maggio 2015
città dolente - the beginning
(notte fra venerdì 17 e sabato 18 aprile).
c'è chi va incontro al suo destino a testa alta e chi con la coda tra le gambe. c'è chi va incontro al suo destino con coraggio, chi con paura; chi cercando di opporsi, chi facendo finta di nulla; chi ostentando sicumera, chi rifiutando quello che accade. ognuno va incontro al destino a modo suo. io sto andando incontro al mio destino contromano.
quello che per il momento mi lascia serena e tranquilla è che, punto primo, non ho la minima idea di stare andando incontro al mio destino, il che si rivelerà un po' un problema, sulla media distanza. punto secondo, non ho nemmeno la più pallida idea di essere contromano. il che rischia di rivelarsi un enorme problema, sulla breve distanza. che poi, breve. siamo pur sempre lungo una statale.
in macchina, nel buio di una notte tra venerdì e sabato (e mai più nella vita sottovaluterò un venerdì 17), siamo semplicemente convinti di stare andando incontro a un pronto soccorso. non c'è dubbio che imboccare una statale contromano, di notte, sia un ottimo modo per finire al pronto soccorso. ma, potendo scegliere, sarà una questione di understatement, io preferirei qualcosa di più placido e discreto. tipo, accorgersi di essere contromano, raddrizzarsi e arrivare in ospedale interi. spoiler: andrà così.
il motivo per cui stiamo andando al pronto soccorso è che negli ultimi mesi ho collezionato più malattie di un'enciclopedia medica. a dire il vero, negli ultimi mesi, ho solo manifestato tutti i sintomi di un'unica malattia. però non lo sapevo. in questo momento della storia, continuo a non saperlo.
dermatite. una dermatite è una dermatite, nessuno va a pensare che sia correlata a una malattia neurologica. a meno che non si stia sviluppando lungo un nervo tibiale la cui funzionalità è compromessa da una patologia. ma io, adesso, non ne so niente né di patologie neurologiche né di nervi tibiali. francamente, non sono nemmeno tanto sicura che quella roba rossa a puntini sulla mia gamba sia una dermatite. anni fa un gatto mi ha attaccato la tigna, e il mio medico mi ha avvertita che, essendo la tigna, coerentemente, tignosa, può tornare in qualsiasi momento.
congiuntivite. la congiuntivite è solo congiuntivite. se è congiuntivite quella roba per cui vedi appannato, e non la prima manifestazione di una neurite ottica.
percezione del caldo. se sono dieci anni che litighi con la tua caldaia quando fai la doccia, la diagnosi sarà, quell'affare ha di nuovo problemi di pressione (il che peraltro è anche vero).
ipoestesie e parestesie a carico di entrambe le gambe dalle ginocchia in giù, con turbe della deambulazione e disturbi dell'equilibrio. ok, d'accordo, questo è strano. infatti il mio medico ci ha pensato su e poi ha detto, mi sa che hai un'ernia del disco. per la cronaca, no, non ce l'ho l'ernia del disco.
trombosi venosa a carico della safena. diagnosticata a ottobre, sono in lista d'attesa per la preospedalizzazione e l'intervento da gennaio. sto andando al pronto soccorso dell'ospedale dove attendo di essere operata, perché mi fa male la gamba, ho paura di avere una flebite e ho pensato, andiamo lì, così magari il medico di pronto soccorso chiederà un consulto a chirurgia vascolare.
tra due ore infatti il medico di pronto soccorso chiederà un consulto. solo che non si tratterà di chirurgia vascolare. chiamerà neurologia.
non so se tra le domande di bandini ci fosse, com'è cominciato. comunque, è cominciato così. contromano.
venerdì 29 maggio 2015
città dolente - finché non ci sbatti il muso
l'uomo in uniforme verde, la donna in pigiama e vestaglia bianchi a motivi blu. seduti sui gradini di una scala
esterna, a fumare. è l’una di notte. l’uomo in verde fuma perché aiuta a
restare sveglio quando ha la lunga, anche se dopo tanti anni, dice, è abituato,
non fa nessuna fatica. la donna invece fuma perché non ci riesce, a dormire.
perché quando ti viene diagnosticata una malattia neurodegenerativa, per quanto
di giorno il tuo umore tenga benissimo, di notte all’improvviso si creano delle
crepe. sono molto sottili, ma grandi abbastanza perché una parola
bidimensionale come sclerosi ci scivoli dentro.
in questa fase la donna non la
usa ancora. finché non usi le parole non impari a controllarle. per qualche
giorno, anche dopo che sarà stata dimessa, continuerà a non usarla. la sua
malattia ha molti nomi; non è una forma particolarmente nota, non è quella che
fa paura a tutti e che tutti conoscono, non è nemmeno quell’altra, che fa
ancora più paura. può usare altri termini e nessuno capirà di cosa si sta
parlando. le ci vorrà almeno una settimana per iniziare a dirlo. le ci vorrà
ancora più tempo per iniziare a scriverlo.
ma in questo momento, seduta sui
gradini a fumare con un infermiere, non ha necessità di usare parole che ancora
non ha assorbito. gli infermieri tanto lo sanno. gli infermieri sanno tutto. il
reparto è loro. il medico ti cura, l’infermiere si prende cura di te. in un
reparto come neurologia, non è davvero un dettaglio. qui ci sono persone che
non riescono a parlare e muoversi, anziani che non sono autosufficienti, adulti
che devono fronteggiare roba strana. e pesante.
e poi ci sono donne che
ciondolano in vestaglia bianca a motivi blu e, non sapendo bene come impiegare
il tempo tra una risonanza e un’elettroneurografia, cazzeggiano. che è sempre
una nobile attività. può succedere di essere l’unica in quella fascia d’età in
tutto il reparto. l’unica che riesce o che vuole camminare per chilometri. l’unica che fuma.
l’unica che ci tiene ad arrivare al bar da sola, la mattina, anche se per fare
trecento metri in questa fase le ci vogliono venti minuti. all’andata.
altrettanti al ritorno.
gli infermieri qui devono essere
in grado di rifare un letto e di assistere un neurologo durante una
rachicentesi. devono essere capaci di aiutare una signora totalmente
paralizzata e di far ridere una tipetta in vestaglia, che la mattina, appena
sveglia, ha i muscoli talmente irrigiditi che ai primi passi che fa in
corridoio viene salutata da un infermiere con un allegro, ciao, zombie. e lei
scoppia a ridere perché, si rende conto, è vero, appena sveglia cammina proprio
in quel modo.
gli infermieri non sono matti, ne
sanno molto più dei medici sui pazienti. sanno con chi possono farlo e con chi
no, sanno a chi questa cosa farà bene. a lei fa bene. anche dopo che sarà stata
dimessa, le mattine particolarmente dure, quando alzarsi e iniziare a muoversi
sarà un disastro, le verrà in mente una figura in verde che le dice, ciao,
zombie, e ricomincerà a ridere.
la gente non lo sa, dice l’uomo
in verde. le ha appena detto che il loro non viene considerato un mestiere
usurante. lei lo ha guardato sconcertata. lo vede tutti i giorni, il culo che
si fanno, dal lavare e cambiare i pazienti al fare i prelievi all’assistere i
medici al far seguire le terapie all’accorrere appena premi il pulsante rosso,
per qualsiasi motivo, a, semplicemente, tutto. compreso far ridere le persone
di prima mattina. compreso far loro compagnia all’una di notte. ma la gente non
lo sa, dice l’uomo in verde. la maggior parte pensa che gli infermieri non
fanno niente. sai quando se ne rendono conto? quando, purtroppo per loro,
stanno male e devono essere ricoverati. allora iniziano a capire. ma, scuote la
testa, finché non ci sbatti il muso, e non completa la frase.
la donna lo guarda in silenzio.
tra circa cinque ore verrà svegliata, ammesso che nel frattempo sia riuscita ad
addormentarsi, da un infermiere che le farà un prelievo. poi un infermiere le
dirà se e quali esami ha in giornata, se potrà o no fare colazione. se dovrà
fare un esame pesante, l’infermiere controllerà per tutto il giorno come sta,
se sta avendo problemi col mezzo di contrasto, se è il caso che provi a
mangiare dopo la gastroscopia, le spiegherà come comportarsi per limitare i
postumi da rachicentesi. nel frattempo le rifarà il letto. le porterà l’acqua,
e una cannuccia, se non riesce a muoversi. le farà l’iniezione e le farà
prendere la prima compressa e le farà prendere la seconda compressa. sarà lì
anche se semplicemente a un certo punto le scenderà giù una lacrima.
finché non ci sbatti il muso.
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